
Le Projet Lamborghini Miura
2026
Il nord della Germania è stato, per un giorno, un raro punto di ritrovo per gli appassionati del marchio del toro. Un evento privato ha riunito tre Miura, accompagnate da una Countach LP400 S, una Diablo SV e una Diablo SE30 Jota. La giornata si è articolata in tre momenti: la presentazione delle Miura e delle auto d'epoca che le accompagnavano, un pranzo a base di specialità regionali seguito da un giro su strada fino al museo tecnico MIK, e infine un'esposizione al ritorno che ha visto protagoniste una Jarama in condizioni originali e una Formula 1 LC89 nel suo ambiente Larrousse.

Tre Miura, tre tappe di un’unica storia
Al centro della giornata c’erano la P400 con telaio n. 3706, la P400 S n. 3006 e la SV n. 4938. Le tre non sono semplici varianti. Raccontano l'intera traiettoria dell'auto che, nel 1966, ha inventato la grammatica della supercar moderna, con il suo V12 montato in posizione centrale posteriore e disposto trasversalmente. La P400 ne stabilisce il principio. La P400 S lo perfeziona. La SV ne ricava la versione più matura, più potente e con un comportamento su strada di livello superiore. Vederle allineate equivale a leggere la stessa frase scritta tre volte, ogni volta meglio. Intorno a loro, altri classici di Sant'Agata si sono uniti al corteo: una Countach LP400 S, riconoscibile per le carreggiate allargate e i passaruota sporgenti, una Diablo SV e una Diablo SE30 Jota, la versione più radicale della serie dedicata al trentesimo anniversario del marchio.
Mezzogiorno: lo spiedo prima della strada
La pausa pranzo ha mantenuto la promessa di semplicità, con un pasto tradizionale regionale a base di maiale allo spiedo. Le auto ci aspettavano fuori, ed era proprio a loro che sarebbe toccato il ruolo da protagoniste nel pomeriggio. Direzione poi verso un museo tecnico, il MIK, prima tappa di un programma pensato tanto per guidare quanto per esporre. Una Miura non si contempla solo, si guida. Il tracciato scelto alternava lunghi rettilinei e lunghe curve, esattamente il tipo di fondo stradale che permette a un V12 trasversale di esprimersi appieno, laddove la città lo avrebbe soffocato.


Barn find e Formula 1
Tornando al punto di partenza, la mostra ha cambiato registro. Una Jarama presentata così com’è, alla maniera di un barn find, ricordava che il patrimonio Lamborghini non si limita alle icone restaurate a nuovo. C’è una bellezza propria nella patina e nelle tracce del tempo lasciate intatte. Accanto a lei si trovava il pezzo più inaspettato di un raduno Lamborghini, una Formula 1 LC89. La scelta non ha nulla di arbitrario. La Larrousse LC89 schierata nel 1989 era alimentata dal V12 aspirato progettato da Lamborghini per la disciplina regina, l’unico motore del marchio ad aver corso in Gran Premio. Collocarla tra le Miura chiude il cerchio del dodici cilindri di casa, dalla strada alla pista. Il tutto era presentato in un vero e proprio ambiente Larrousse F1: abiti d'epoca, parti meccaniche, foto e proiezioni video storiche. Una scenografia che ricostruiva il mondo attorno all'auto, e non solo l'auto.
Ancora una bella giornata
Alla fine, è stato ancora una volta uno di quegli eventi privati in cui le auto fungono soprattutto da pretesto. Siamo venuti per le Miura, ce ne andiamo con conversazioni, strette di mano e la voglia di rifarlo. L'atmosfera è rimasta semplice e calorosa, dal pranzo allo spiedo fino alle ultime chiacchierate davanti alla LC89, tra persone che parlano la stessa lingua e non hanno bisogno di molte parole per capirsi. È senza dubbio questo l'essenziale di questo tipo di giornata, tanto quanto i telai esposti.
Ci vediamo nel 2028.


























